LA STORIA DELLA SANCTAE ECCLESIAE CANUSINAE


L’antichissima Canosa , la cui origine risale alla preistoria ed era già fiorente “polis” in epoca greca e importante “urbs” in quella romana, che Strabone e Plinio sono concordi nel ritenere “Urbs maxima Apuliae”, fu una delle prime città della regione ad essere illuminata dalla luce del Vangelo e, per la sua favorevole posizione geografica, sulle grandi vie e per l’Oriente (Egnazia, Appia, Traiana), fu tra le più antiche Diocesi storicamente certe, di cui esistono le fonti letterarie e la documentazione archeologica. Nella leggenda del passaggio e fondazione della sua “chiesa” ad opera dell’Apostolo Pietro, vantata da tante altre città e l’antico tradizione del martirio dei suoi primi vescovi San Felice (primo Patrono) e San Liberale nel II secolo, sotto gl’imperatori Traiano (98-117) e Adriano (117-138), è certo che Canosa entra nella storia del Cristianesimo con il Vescovo “Stercorius ab Apulia de Canusio”, che nell’anno 342 intervenne al Concilio Generale di Sardica (Sofia) e ne sottoscrisse gli atti.
La tradizione del martirio subito dai suoi primi Sacri Pastori nel II e III sec.; la fondata ipotesi del prof. Quacquarelli sulla cancellazione dall’Albo bronzeo dei Decurioni Canosini per “damnatio memoriae” dei “ Patronus clarissimus C.Petronius Magnus ” dovuta a motivi religiosi circa l’anno 223; la documentazione presenza di Stercorio ad un Concilio nella prima metà del IV sec., subito dopo l’Era dei Martiri e il riconoscimento del Cristianesimo, tutti questi motivi convalidano l’esistenza in Canosa già Daunia federata come Municipio Romano e poi Colonia Aurelia Augusta Antonina Pia di un’importante comunità cristiana, a capo di una fiorente Diocesi estesa su vasto territorio dell’Apulia centrale.

 
 

Nei due secoli successivi le fonti storico-letterarie indicano i vescovi: S.Lorenzo (440-461) proveniente dall’ordine senatoriale; S.Probo (462-474)inviato di Papa Simplicio all’Imperatore Leone I in Oriente; S.Rufino (494-499) presente al Sinodo romano di Papa Simmaco; S.Memore (501-513) intervenuto al 4°, 5° e 6° Sinodo dello stesso Papa Simaco; S.Sabino (514-566) legato di Papa Giovanni I a Giustiniano nel 525 e di Papa Agapito a Giustiniano in Costantinopoli nel 535, capo della Diocesi di Canosa per 52 anni, eroe eponimo e da oltre 14 secoli venerato Patrono della città.

 
 

 
 

La documentazione archeologica dei primordi del Cristianesimo in Canosa centro strategico, culturale e religioso di grandissima importanza è data dall’esistenza delle vestigia di grandiosi monumenti, quali :

> la Catacombe di Santa Sofia a due ordini sovrapposti con la limitrofa zona cimiteriale di Lamapopoli, attribuite dalla Pro. Moreno Cassano del IV –V sec.;

> il Battistero a pianta poligonale centrale di S.Giovanni, già tempio pagano, collegato a modi spiccatamente Costantinopolitani;

> la Basilica di S.Leucio, pure a pianta centrale, già tempio italico e Capitolium, in rapporto diretto con l’architettura orientale;

>le prime Cattedrali paleocristiane di Santa Maria e di S.Pietro, di cui nel ultimo periodo scoperti a cura del prof. Giuliano Volpe;

> il bassorilievo d’arte paleocristiana in pietra con Gesù e gli Apostoli, ora al museo di Barletta, illustrato dal prof. Testini. Tutti preziosi monumenti di arte e di fede, unici della documentazione storica e religiosa della Puglia, testimonianze di antica civiltà, la cui vista suscita profonde vibrazioni umane e invita a meditare sul glorioso passato della città.



Caduto l’Impero Romano d’Occidente (476) e devastata dai vandali nel 459 e dai Longobardi di Autari nel 589, la città decadde e il suo clero si disperse, tanto da costringere il Papa Leone Magno ad affidare l’assistenza religiosa dei superstiti abitanti al Vescovo Felice di Siponto (591). Ricostruita e ripopolata dagli stessi Longobardi nella 2 metà del sec. VII, la pia duchessa Teodorada vedova di Romualdo I (671-687), reggente, per il figlio Gisulfo I, il ducato di Benevento, di cui Canosa divenne importante Gastaldato, verso il 689 promosse ed ottenne dalla Sede Romana il ristabilimento della Diocesi Canosina e costruiva nell’antica cattedrale di S.Pietro una cappella sul rinvenuto sepolcro di S.Sabino, le cui spoglie vennero traslate nell’agosto del’800 e collocate nella cripta dell’attuale cattedrale, allora dedicata ai santi martiri Giovanni e Paolo.
Le tristi vicende dei secoli VIII e IX le continue guerre tra Longobardi e Bizantini per il possesso della Puglia, per le crudeli persecuzioni iconoclastiche scatenate da Leone III l’Islamico e successori, per la lotta contro la Sede Romana alla quale Canosa rimase sempre fedele avamposto del culto latino contro l’invadenza del rito greco, per le feroci scorrerie dei Saraceni, e le discese nel Meridione d’Italia di eserciti guidati da imperatori franchi e germanici, crearono nella regione situazioni confuse, difficili da seguire e documentare. Non pertanto, i vescovi Canosini di quei tempi furono: Pietro I, che riceve in Trani le reliquie di S.Leucio ed effetuò nell’800 la traslazione delle spoglie del Patrono S.Sabino, seguito da: Maurenziano, Andrea, Avdoaldo, Lupiderio (che chiuse il periodo vescovile), e Pietro Longobardo, cognato di Grimoaldo IV principe di Benevento (806-817): a lui venne concesso il titolo di Arcivescovo. Questi al momento dell’invasione dei Saraceni, verso la metà del sec. IX con un gruppo di fedeli e il tesoro della Chiesa riparò a Salerno, dove morì dopo aver diffuso in questa Diocesi il culto di S.Sabino di Canosa.

Cacciati finalmente i Saraceni dalla Puglia nell’871 ad opera di Ludovico II e ristabilita la gerarchia ecclesiastica, verso la fine del IX e nel X secolo, la Chiesa Arcivescovile di Canosa secondo il Tortora tradotto da Don Attilio Paulicelli ebbe i seguenti sacri Pastori: Angelario, Giacomo, Giovani I, Roderico, Giovanni II, Alsarisio, Pietro II, Giovanni III e Paone. Ma, come non vi sono dati cronologici sicuri per alcuni di essi, così non è documentata l’esistenza di una Bolla di Papa Sergio II (844-847) che avrebbe unito la Chiesa di Canosa a quella di Bari (Encicl. Catt., s.v.): E’ certo, invece, che a seguito della devastazione della città ad opera dei Saraceni, i Presuli Canosini, successori di Pietro Longobardo, risiedettero prima per pochi anni a Trani e poi, più lungamente, a Bari (divenuta nel frattempo sede del Catapano e capitale del Tema Bizantino di Longobardia), ma essi ritennero sempre il titolo di “Archiepiscopus Sanctae Sedis Canusinae Ecclesiae”, cu si accompagnò per qualche tempo, con Giovanni III, anche la sede di Brindisi, orfana del suo Pastore.
Dopo il 1000 si hanno, sempre come Arcivescovi titolari di Canosa: Giovanni IV (1006); Bisanzio, che nel giugno del 1025 ottenne da Papa Giovanni XIX il diritto metropolitico, con l’uso del pallio e la facoltà di consacrare 12 vescovi suffraganei nella propria giurisdizione che comprendeva: Bari, Trani, Canne, Minervino, Lavello, Acquatetta, Montemilone, Salpi, Vitalba, Ruvo, Molfetta, Giovinazzo, Modugno, Noicattaro, Conversano, Polignano e Cisternino (V. Cod. Dipl. Bar.I,pp. XXVI,22). A Bisanzio successero: Nicola (1037-1040); Andrea, che nel maggio nel 1073 ottenne da Papa Alessandro II la bolla di conferma dei suddetti diritti; Ursone (1037-1040), che da vescovo di Rapolla e consigliere del Duca di Puglia Roberto il Guiscardo venne trasferito da Papa Gregorio VII alla cattedra di Canosa; accolse il corpo di S.Nicola trafugato dai marinai baresi e, al ritorno da un periglioso viaggio in Terrasanta, secondo lo storico Beatillo, sarebbe morto a Canosa il 14 febbraio 1089 e sepolto nella cattedrale presso la tomba del suo predecessore S.Sabino.

Con la morte di Ursone, che eresse la nostra cattedrale il suggestivo seggio episcopale in marmo scolpito da Romualdo, che tuttora si ammira, e per la nomina da parte del Papa Urbano II con bolla del 5 ottobre 1089 del benedettino Abate Elia ad Arcivescovo della Chiesa di Bari, “quae et Canusina dicitur”, cessò la primazialità metropolitica e il periodo arcivescovile della Chiesa di Canosa. La nomina di Elia, regolando un’anomala situazione giurisdizionale dovuta alla nascita di nuove Diocesi durante la dominazione bizantina, offrì il primo riconoscimento ufficiale da parte della Sede Apostolica alla Cattedra barese accanto a quella di Canosa, di cui assunse il titolo arcivescovile pre-nominandosi di Bari e Canosa, che tuttora ritiene, ma non la giurisdizione le controversie insorte tra le due Chiese nel corso dei secoli successivi, dovute anche al presunto rinvenimento in Bari delle spoglie dei santi vescovi canosini Sabino, Rufino e Memore.
Dalla fine dell’XI (1089) alla metà del XIX secolo (1847), la continuità storica della Chiesa Canosina, solo nominalmente unita a quella di Bari, si realizzava di diritto e di fatto in “Dioecesis Nullius”, retta da “Prevosti e Ordinari” direttamente dipendenti dalla Sede Apostolica per alcuni periodi e dai Sovrani di Palermo e Napoli, a seconda delle dominazioni politiche di quei secoli. La successione cronologica dei Prevosti e Ordinari Canosini, alquanto discontinua per il silenzio delle fonti, comprende una lunga serie di personaggi di grande rilievo, dei quali si citano soltanto pochi nomi: Rainaldo e Paolo nel sec. XIII; Gianfrancesco e Pietro Orsini, i cardinali Giacomo Savelli e Cesare Baronio, il maggiore storico, quest’ultimo, della Chiesa Cattolica nel sec. XVI; Felice e Giangiacomo Silicio, Francesco Nicolai nel sec. XVII; Angelo A.Tortora, emerito storico della Chiesa Canosina, nonché Domenico Forges-Davanzati, scrittore e patriota, membro del governo della Repubblica Napoletana del 1799.

Dopo il decennio francese dei re Napoleonidi, a seguito del Concordato tra la Santa Sede e il Regno di Napoli e della Bolla “ De utiliori “ di Papa Pio VII del 27 giugno 1818, la “Prelatura nullius” di Canosa venne abolita, anche se dopo quella data la governarono i Prevosti Caprioli (1824-1833) e Corbi (1834-1847). La sua antichissima Chiesa già nota e fiorente nei primordi del Cristianesimo per il martirio e l’eccelsa santità dei suoi vescovi, che poche città possono storicamente vantare, Diocesi tra le più gloriose e vaste d’Italia, distintasi per la fedeltà alla Sede Apostolica a difesa della purezza della Fede Evangelica contro le nascenti eresie a salvaguardia dell’unità cristiana, che nel lungo fluire dei secoli aveva avuto uomini insigni di dottrina, prudenza e santità, elevati ai più alti vertici della Gerarchia Ecclesiastica veniva data in amministrazione alla vicina Diocesi di Andria. Nel 9 giugno 1916 con il decreto “Ad examen” dalla Congregazione Concistoriale fu conferito alla basilica di San Sabino il titolo di cattedrale. Oggi ha il titolo di concattedrale. Nel 2002 Canosa è diventata una sede vescovile titolare della Chiesa cattolica; l'attuale arcivescovo, titolo personale, titolare è Celestino Migliore, nunzio apostolico nella Federazione Russa e in Uzbekistan. Attualmente la “Chiesa Canosina” comprende una Vicaria Foranea è ordinata da 9 Parrocchie e tre chiese rettorie.